La voce: il primo strumento di cui disponiamo, risorsa comune di tutta l’umanità, utilizzata nelle azioni più quotidiane come nelle più raffinate produzioni musicali, nella più semplice delle ninne nanne come nella più impervia aria d’opera.
In ogni caso la voce colpisce, tranquillizza, agita, seduce: basti pensare alla ‘tifoseria’ dei grandi cantanti, non importa se sulle scene dell’opera o negli stadi dei grandi concerti rock o pop.
Mozart è stato un ottimo conoscitore della voce; all’interno del suo catalogo il tema si può declinare in mille modi: la voce regina del teatro musicale e la voce nella dimensione familiare e intima della liederistica, la voce nelle grandi architetture della musica per la liturgia e la voce birichina dei canoni su testi spesso quanto meno irriverenti, la voce che canta in tedesco, italiano, francese, latino a seconda delle esigenze del momento; voce femminile e maschile, voce parlata e cantata, voce da sola e in coro: insomma, un orizzonte quasi infinito e un mezzo in grado di suscitare emozioni sempre diverse.
A questo è dedicata la ventiseiesima edizione del Festival Mozart, che intende esplorare alcuni aspetti della vocalità mozartiana e al tempo stesso, come è divenuto consueto nelle ultime edizioni, approfittare del filo rosso per proporre esperienze di ascolto e riflessioni intorno, dietro, sopra, sotto Mozart, o magari anche senza Mozart.